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Pignoletto D.O.C. Colli Bolognesi

Data ultima modifica: 5 novembre 2012 - Emilia-Romagna, Vini
Vendita Pignoletto D.O.C. Colli Bolognesi
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Pignoletto D.O.C. Colli BolognesiIl Pignoletto D.O.C., considerato il “Re dei Colli Bolognesi”, è un vino che si adatta bene a diverse occasioni soprattutto se degustato giovane ed a una temperatura di 8°-10° C. In virtù del profumo e sapore fruttato, leggero e delicato, si accompagna ad aperitivi, antipasti all’italiana, a tigelle, verdure e uova. Pur essendo un vino da tutto pasto, esalta il sapore di carni bianche e formaggi freschi, primi e secondi di pesce, tortellini in brodo.

Caratteristiche organolettiche

Il colore è giallo paglierino scarico, con riflessi verdolini; il profumo è delicato, fruttato, intenso dei fiori di biancospino; il sapore è secco asciutto, armonico ed abbastanza persistente; inoltre è fresco di acidità.

Il Pignoletto D.O.C. si ottiene per almeno l’85% dalle uve dell’omonimo vitigno autoctono come stabilito dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste le cui regole vengono fatte rispettare dal Consorzio Vini Colli Bolognesi. Le restanti uve devono provenire da vitigni a “bacca bianca non aromatici” autorizzate e prodotte solo nel comprensorio Colli Bolognesi (vitigno Pinot Bianco, Riesling Italico, Trebbiano Romagnolo).

La pianta si caratterizza per un germogliamento abbastanza precoce, verso la seconda decade di aprile, e maturazione delle uve ai primi di ottobre. L’utilizzazione delle uve è riservata esclusivamente alla vinificazione, ottenendo un prodotto decisamente unico che nel 1985 ha ottenuto la DOC (Denominazione di origine controllata).

Dal vitigno autoctono che prende il nome di Pignoletto provengono le seguenti denominazioni riconosciute:

  • D.O.C. Colli bolognesi;
  • D.O.C. Reno;
  • D.O.C. Colli di Rimini (Rebola D.O.C.);
  • I.G.T. Pignoletto dell’Emilia.

Un po’ di storia

Vitigno autoctono particolarissimo dell’Emilia Romagna, il Pignoletto trova il suo territorio di maggior vocazione nel bolognese. Di esso non esistono documentazioni certe e precise ma molti riferimenti di una certa rilevanza. Nella “Naturalis Historia“, del I secolo d.C., Plinio il Vecchio scrive di un vino chiamato “Pino Lieto” che “non è abbastanza dolce per essere buono”, e quindi poco apprezzato in quanto gli antichi romani amavano il vino dolcissimo. Tuttavia da queste affermazioni si rileva che, già a quei tempi, il Pignoletto era conosciuto.

Nel 1654 Vincenzo Tanara, autore del trattato “Economia del Cittadino in Villa”, fa precisi riferimenti ad “Uve Pignole” che sono coltivate nelle colline della provincia bolognese.

Tecniche di lavorazione

Tutte le operazioni di vinificazione, imbottigliamento e di invecchiamento, devono avvenire nella sola zona di origine. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, leali e costanti, atte a conferire al vino le peculiari caratteristiche ed unicità. I vini DOC, prima di essere commercializzati, devono essere sottoposti al controllo della Commissione nominata dal Ministero dell’Agricoltura, presso la Camera di Commercio. Un’ulteriore specifica Commissione di Degustazione, composta da enotecnici e sommeliers, controlla i vini sia analiticamente, che organoletticamente prima di attribuire il contrassegno di qualità, il marchio depositato a norme di legge raffigurante l’Asso di coppe.

Fonte: http://www.pignoletto.net/